Made in UK!?!

Guardate un pò cosa ho trovato, ...quasi per caso!



Da "la Repubblica delle Donne"
Anno 9° N.397 del 17Aprile 2004
Supplemento al quotidiano "la Repubblica"
di sabato 17 Aprile 2004

ITALIANI MADE IN UK

Quando negli anni Cinquanta gli italiani emigravano a Londra per cercare fortuna avevano un solo segreto per integrarsi nella nuova cultura: perdere la propria. Per trova re lavoro dovevano imparare a cucinare uova al bacon o fish and chips serviti con un'abbondante tazza di tè allungato con latte, Allora nessuno pensava di introdurre gli inglesi all'espresso e alla va negata cucina regionale italiana, nè si immaginava di poter importare il meglio della moda e del design italiano nelle case inglesi. L'immigrato si rinchiudeva nel proprio ghetto e cercava di stare a galla in una realtà ostile e sconosciuta. Oggi l'identikit di chi lascia il suo amato bel Paese, rinunciando alla cucina mediterranea della mamma e all'happy hour con gli amici è cambiato. L'italiano che oggi si trasferisce a Londra cerca una nuova libertà che possa esprimere al massimo il suo lato creativo. un immigrato di testa non di tasca. Un cambia mento di tendenza che ha influito sul modo in cui le due culture, la nostra e quella anglosassone, interagiscono. Oggi Londra è travolta dal boom del "Made in ltaly". E l'italiano che dichiara la sua identità non è più recepito come diverso. E' invece il depositario di quei segreti che gli inglesi ci ammirano: come godersi la dolce vita, vestirsi in modo impeccabile, sedurre l'altro sesso, mangiare bene, Negli uffici della City il break con espresso macchiato caldo ha sostituito il tradizionale tè delle cinque. Così come i grandi magazzini tipo Selfridges e Marks and Spencer, sono stati affidati al restyling dell'italianissimo Vittorio Radice, superpagato retail guru. E lui non è un'eccezione. Qui di seguito ce ne sono altri cinque, che a Londra stanno lasciando il loro segno.

EDITORIA IMPEGNATA

A Londra è arrivato, per rimanerci, cinque anni fa. Ci ha messo un po' per ambientarsi. Poi Gigi Giannuzzi, quarantenne romano, nel 2001 ha creato la sua casa editrice di nicchia, Trolley. "L'ispirazione per il nome mi è stata data da un'amica che fa la distributrice di libri Sharon Gallagher: all'ultima Fiera del Libro di Francoforte mi ha visto per l'ennesima volta con il mio carrellino stracolmo di libri di fotografia che avevo pubblicato, oltre ai progetti che volevo vedere pubblicati. Mi ha detto: Ecco come ti devi chiamare: Trolley". Così è nata la mia casa editrice, specializzata in libri di fotografia> Fotografia sì, ma senza estetizzazioni: i suoi libri hanno la forma lussuosa dei coffee table books, ma sono reportage fotografici di situazioni sociali disagiate, drammatiche, davanti alle quali bisogna aprire e non chiudere gli occhi. Un paio di esempi? Gli effetti della diossina sparsa dagli americani sul Vietnam per disboscare la nazione, raccolte nel libro Agent Orange: Collateral Damage in Vietnam di Phillips Jones Griffiths, (gruppo Magnum), e il lavoro del foto grafo Alex Maioli, che ha raccolto per Trolley il suo lavoro sulla condizione disumana di abbandono e malasanità di malati di mente nell'ultimo ospedale psichiatrico di Leros, chiuso all'ingresso del la Grecia nell'Unione Europea. libri di Gigi Giannuzzi sono pubblicati con il supporto di un ricco e anonimo benefattore, e distribuiti a livello mondiale da Phaidon, una delle più grandi case editrici di libri d'arte e fotografia. "Ho scelto di stabilire la mia attività a Londra perchè la maggior parte dei miei libri sono in inglese. Ho lasciato 'Italia perchè avevo bisogno di una maggiore libertà di pensiero. Parlando di successo posso dire che lo misuro con i premi assegnati ai miei libri, più al mio conto in banca. Detto questo, continuo a sentirmi un immigrato e ci tengo. Ancora oggi cerco di capire la logica delle regole inglesi: assorbo, guardo, vivo la cultura inglese, ma non ci entro. Sono e resto un italiano."

Gigi Giannuzzi
Nato a Roma, 40 anni, ha fondato la casa editrice Trolley, specializzata in libri dl fotografia (Tel.: 0044.2077296591, www.trolleybooks.com). Arrivato a Londra per la prima volta nel 1987, l'ha poi lasciata, per dividersi tra Venezia, New York con frequenti viaggi nel resto del mondo, dove ha lavorato per Rizzoli e Allemandi. Cinque anni fa è tornato a Londra definitivamente. Qui ha creato Trolley, nata dalle spoglie di un'altra venture della quale era socio, la Westzone.