Sessantennale: il discorso del nostro Presidente

Come concludere la breve serie di articoli a caldo sul Sessantennale, se non con il discorso del nostro amato Presidente.
Non me ne voglia il Presidente Mattarella, ma in questo caso il nostro Presidente è Francesco Businaro, Busy per tutti noi, che guida l'Associazione da diversi anni, aiutato da tanti altri ex-allieve ed ex-allievi che hanno deciso di spendere parte (tante) delle loro energie per l'Associazione.
Marco, Lorenzo, Angela, Andrea, Nicola, Alberto, Pietro e tanti altri... Grazie! 

Con l'immagine della nostra Bandiera in Piazza San Marco (grazie Coca per la foto), che precede tutti i Corsi in un unica grande Compagnia di ex, vi lascio alla lettura del discorso.
Se volete sentirlo con la voce del Busy, vi rimando ad un precedente articolo in cui trovate il video della cerimonia.

Sessantennale

Signor Presidente, la ringrazio innanzi tutto di averci voluto onorare, la Scuola e noi ex-allievi, con la sua presenza qui oggi a festeggiare i sessant'anni della nostra istituzione, Autorità Civili, Militari e Religiose, genitori di allievi, allievi ed ex-allievi.

Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi che rimangono iconici e che sono spesso indissolubilmente legati a un’immagine, a un profumo, a un suono.

Il colore cangiante della laguna all’alba, il grigio della nebbia che trasforma questa straordinaria città in una sequenza sfumata di meraviglie, il rosso dei mattoni di una scuola che per noi è casa, il blu delle nostre divise e delle lunghe mantelle che ci facevano sembrare quegli uomini e quelle donne che ancora non eravamo.

Il profumo salmastro della laguna respirato nelle ore di sport, nelle passeggiate in franchigia, nelle ore serali in cui ci si appartava e si guardavano le luci del lido, e per quelli di noi un po’ meno giovani, quell’insegna gialla, ora scomparso, simbolo di un mondo che avevamo volutamente abbandonato, consapevoli che quando ci saremmo tornati saremmo stati diversi.

E infine, il risuonare delle nostre suole negli interminabili giri di corsa, il tifo sfrenato durante le competizioni sportive, il nome del corso gridato allo spiegarsi del proprio vessillo, il gracchiante suono delle trombe che scandivano le nostre giornate e le note del silenzio fuori ordinanza che ci accompagnava allo spegnersi delle luci, mentre scivolavamo nel sonno tra le ultime risate sommesse o con le gote rigate da lacrime silenziose.
Quelle stesse note che questa sera risuoneranno all’ammainabandiera al Navale per ricordare chi oggi non è più con noi, ma è per sempre presente negli spazi tra le nostre fila, ricompattandole, riportandoci a quella giovinezza, ricca di sogni e di speranze, e a quel futuro che ancora non ci apparteneva ma al quale ci stavamo preparando.

Tutti questi ricordi ci hanno portato qui, oggi, da ogni parte d’Italia e dall’estero, seguendo quel lungo filo blu che ha tessuto la trama dei nostri valori e l’ordito della nostra amicizia e che ci lega tutti, morosiniani di ieri e di oggi e di domani.

Valori quali la lealtà, l’onore, l’amore per questo nostro Paese.
I valori della Marina, la grande silenziosa che agisce senza clamori e che è sempre pronta ad aiutare chi è in difficoltà. Perché tutti i marinai condividono le stesse avversità e come ebbe a dire un comandante spesso dimenticato, a chi lo redarguiva per aver prestato soccorso al nemico, rispondendo che la marineria italiana ha duemila anni di civiltà alle spalle.

Ma soprattutto quell’amicizia che non ha età, che affratella tre generazioni diverse: da chi entrò nell’allora Collegio Navale sessant’anni fa a chi sta ora frequentando le stesse aule, ne rivive le stesse emozioni e spargerà le stesse lacrime quando attraverserà il ponticello per l’ultima volta sotto lo sguardo benevolo del nostro leone Camillo. Un’amicizia che in questo momento ci vede tutti, indistintamente, tornare a essere quegli adolescenti scanzonati che per tre anni hanno vissuto assieme, fino a diventare giovani adulti, e che insieme hanno piantato il seme di quell’amicizia profonda che ci accompagna nella vita, così come nell’ultimo saluto.

Perché questo siamo noi morosiniani, fratelli e sorelle di madri e padri diversi, uniti da quello spirito che è nel nostro grido che evoca uno sforzo corale, che canta di schiene curve pronte a scattare, di remi pronti a piegarsi all’unisono per solcare il mare delle nostre vite, sempre consapevoli che non da soli si vince ma insieme, perché insieme si sottende a ogni obiettivo e noi morosiniani non siamo mai soli; un grido che termina con una promessa di vittoria, una meta voluta e sudata. Un traguardo che se dovesse sfuggire verrà riaffrontato ancora e ancora fino a raggiungerlo, perché così ci è stato insegnato in quei tre faticosi, leggeri, tristi, gioiosi spensierati, meravigliosi anni in cui da adolescenti siamo diventati uomini e donne senza però mai dimenticare la nostra giovinezza.
Un grido, signor Presidente, che ora mi apprsto a lanciare e al quale ogni morosiniano risponderà con un’unica voce e con la stessa età, dando fiato alla propria emozione e facendo vibrare questa splendida, immensa piazza del proprio orgoglio.

Per il Morosini Pale a prora…

Venezia il 7.05.2022

Sessantennale